Non parli inglese? Vai in Inghilterra!

 

Sto per intraprendere il giro del mondo e il mio livello di inglese è piuttosto basso. Cosa fare quindi?
Un bel giro a Londra!
La vive un caro amico, Alessio, mi è sembrata quindi un’ottima scusa per andare a trovarlo, oltre che un buon modo per iniziare a comunicare in questa lingua, nel contesto del viaggio.
Il piano era di raggiungere Bergamo in treno, recarmi in aeroporto e da lì volare in Inghilterra, Alessio mi avrebbe raggiunto vicino casa sua dopo lavoro, io avrei trovato tutte le informazioni e gli aiuti necessari volta per volta.

Mentre scendevo dal treno nella stazione di Bergamo questo gentilissimo ragazzo di Casablanca si è offerto di accompagnarmi in autobus fino all’aeroporto di Orio al Serio. Ho raccolto una sua breve testimonianza audio e rimediato pure un utile contatto marocchino per il prossimo futuro.

Atterrato a Stansted il personale di bordo ha iniziato ad interagire con me per capire quali fossero le mie esigenze, dopo un brevissimo scambio di battute devono essersi resi conto che la mia padronanza dell’inglese non mi avrebbe portato molto distante… sono però riuscito a spiegare dove dovevo arrivare, o meglio, ho mostrato l’indirizzo di casa del mio amico.
Dopo pochi istanti corredati da un insieme incomprensibile di istruzioni mi è stato messo in mano un pezzo di carta accompagnato dalla frase:
“ Mostralo alla gente e verrai aiutato ”.
Quel foglietto conteneva appunto tutte le indicazioni che mi avrebbero portato a destinazione, prendendo treni, autobus e metropolitana. Non avevo in effetti considerato che Londra è leggermente più grande e strutturata di Verona.
Comunque ha funzionato, decine di persone si sono susseguite in questa staffetta tanto utile quanto poco comunicante… un po’ alla volta, senza quasi che me ne accorgessi, nuovi vocaboli entravano a far parte del mio lessico e poche ore dopo, coperto l’ultimo tratto con mezzi pubblici, una ragazza mi ha sottratto dalle attenzioni di un giovane addetto alla sicurezza della metro dicendogli:
“ Lascialo a me, ci penso io ”
A mia volta ho sorriso al ragazzo che sembrava un po’ indeciso sul cosa fare:
“ Ha detto che ci pensa lei… ”

Eccomi quindi a passeggiare sotto braccio ad una giovane ragazza del posto, che mi aveva notato ed aveva deciso di darmi una mano, eccomi comunicare con lei, con diverse difficoltà, certo, ma si stava comunque interagendo… fantastico!
Felicity mi ha raccontato di essere originaria di Manchester e di studiare a Londra, casa sua oltretutto risultava molto vicina a quella di Alessio.
A proposito, lui si sarebbe liberato dopo le 10, io e la mia nuova amica siamo quindi andati in una birreria lì vicino ad aspettarlo.

Nei giorni seguenti in realtà non ho praticato molto inglese, rimanendo quasi sempre in compagnia di Alessio, nonostante ciò ho compiuto il primo passo nella giusta direzione. La cosa più importante che ho compreso, infatti, è che i sorrisi e l’entusiasmo attirano a me le persone di cui ho bisogno, persone di ogni tipo con però in comune l’intenzione di volermi dare una mano.

Mohammed

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